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Dagli esperti...

Credo non vi sia terra, a nord del Po, in cui il patrimonio musicale popolare sia paragonabile per ricchezza a quello della montagna pavese: non solo per lo straordinario "mondo" del piffero, con tutte le sue suggestioni, le storie di suonatori mitici e i richiami all'epoca napoleonica, ma per l'insieme di repertori vocali e strumentali e la presenza diffusa di cantori, suonatori, danzatori, "artigiani" e appassionati.

Luogo di passaggio tra la pianura e il mare, tra il vecchio Piemonte e la dinamica Emilia, questa terra ha forgiato, assorbito e trasformato, modi, stili e repertori assai diversi: dalla polivocalità femminile importata dalle terre dei risi al canto da piffero, dalla vocalità maschile in cui forte è l'influenza del trallalero genovese alle danze e alle musiche rituali del piffero, dai canti narrativi alle canzoni delle questue primaverili e a quelle del cantastorie.

Le storie, le voci e i suoni che si possono ascoltare nel CD marrone non sono memorie perdute o frutto della nostalgia di un mondo lontano. Grazie all'impegno e alla passione di cantori e suonatori, in gran parte giovani, nonché alle ricerche etnografiche avviate fin dalla metà degli anni Settanta, queste musiche e questi canti non sono solo memoria della propria storia ma un tassello importante del sistema culturale di questa terra.

Aurelio Citelli

Operazioni di recupero, riarrangiamento e reinterpretazione di canti popolari più o meno famosi, ne sono state fatte tante ed impossibili da citare in queste poche righe, una chicca su tante: POPOLAR ENSEMBLE AL CJANTA BRASSENS, poi non fosse altro per la risonanza dei nomi IL FISCHIO DEL VAPORE De Gregori Marini.

In questa discografia sterminata è comunque sempre presente il denominatore comune del " non osare" e il tentativo di rispettare una certa "filologia musicale".

Con molta incoscienza ho cercato di rendere questi canti popolari un po' più "chimici" e "contaminati" e magari sotto alcuni aspetti estranianti, ironici, a volte commoventi con buona pace dei filologi musoni.

Oliviero Malaspina